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November 17 di Bertolt Brecht - Berlino, 1932
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare ______________________________________________________ November 05
| FERRERO: CROCEFISSO, DAL PDL REAZIONI SCOMPOSTE E DOPPIA MORALE DEI LORO POLITICI DAVVERO DISGUSTOSA. |
| martedì 03 novembre 2009 |
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Le scomposte reazioni che stanno giungendo da parte di diversi ministri (Gelmini, Zaia) e di molti uomini politici del centrodestra alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo contro la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche sono incredibili e inaccettabili. La sentenza europea è una sentenza di assoluta laicità e di pieno rispetto delle persone e delle tradizioni religiose di tutti.
La doppia morale dei politici di centrodestra, cattolici bigotti sul piano pubblico e fin troppo permissiva su quello privato e della vita quotidiana,è davvero disgustosa. | November 02
Sono marce le mele o l'albero?
di Davide Di Lorenzo *
su Prc del 02/11/2009
In questa Italia di moralisti e puritani, dove una vita è una vita e va mantenuta tale anche quando non è più in grado di mangiare, bere, respirare da sola, anche se non è più in grado di sentire, in questa italietta di percezione della sicurezza e lotta tra i poveri, un ragazzo di trentun’anni, in piena salute, entra in carcere per un reato ridicolo (venti grammi di droga) e non ne esce più. I carabiniere accusano la polizia penitenziaria, la polizia accusa carabinieri e medici (che hanno lasciato morire un ragazzo perché a loro dire rifiutava le cure, peccato che non fosse già in uno stato vegetativo) e i ministri competenti (?) assolvono tutti, La Russa garantendo che se ci sono state colpe vanno indagate, ma sicuramente non sono stati i carabinieri (facendosi rispondere che ha perso una buona occasione per stare zitto perfino dal segretario del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capace), e Alfano affermando che il ragazzo sia caduto dalle scale. Noi non conosciamo le fonti di questi ministri, non sappiamo come abbiano fatto in pochi giorni ad aprire un’inchiesta e già dare la sentenza, ma tutti noi cittadini ci auguriamo che il ministro della giustizia riesca ad applicare questa celerità anche nei confronti del presidente del consiglio. Nel frattempo mi auguro che questi non siano stati tentativi di deviare le indagini o di insabbiarle (come tante volte è accaduto nella storia di questa fragile repubblica) sempre, si intende, per salvare lo spirito di corpo che anima la buonafede di questi ministri. Però come si sa, a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca, e forse questo potrebbe essere uno di quei casi in cui non ci sono solo mele marce isolate che hanno devastato il corpo di questo ragazzo, con il coraggio di chi in gruppo massacra un uomo di 40 chili. In questo caso Stefano è passato tra le mani di più di una forza di polizia e quindi di molti agenti, si può sospettare che non sia uno solo ad aver commesso questa terribile violenza e che ci sia stato più di qualcuno ad aver visto i segni e non si sia insospettito tanto da denunciarli, e magari i casi isolati (Bianzino, Aldrovandi, e chissà quanti altri che potrebbero non aver oltrepassato le mura dei carceri o delle caserme, oppure le azioni di ricatto e intimidazioni cui abbiamo assistito nel caso Marrazzo) non sono proprio tanto isolati, ma fanno parte di una mentalità securitaria e violenta che ha colpito i vari corpi di polizia quanto, e forse più, ha colpito tutto il resto della società. Io non sono spaventato tanto da chi ha commesso questi atti (che spero siano solo una minoranza), ma sono spaventato ancora di più da chi li copre, da chi si nasconde anziché denunciare, da questo silenzio che sembra tanto omertà e che per difendere il già citato spirito di corpo passa sopra ai principi che questi uomini dovrebbero difendere.
Non è più possibile tacere su queste tragedie, ed è necessario che il governo prenda dei provvedimenti chiari per contrastare questo fenomeno. Per questo chiediamo per prima cosa l’introduzione del reato di tortura, affossato dallo scorso governo Berlusconi proprio per le spinte delle forze più reazionarie del governo. Come secondo provvedimento necessario per rendere l’Italia un paese un po’ più civile, chiediamo l’abrogazione della legge Fini-Giovanardi (sulla quale almeno uno dei firmatari ha ammesso di avere qualche perplessità) e una revisione del codice penale così da impedire di arrestare e trattenere in carcere chiunque sia fermato per qualsiasi reato minore, come il possesso di qualche grammo di sostanze stupefacenti, così da prevenire ed impedire che queste mele marce cadano dall’albero proprio quando sotto passa qualche innocente. Infine, per iniziare con il buon esempio, chiediamo che i ministri che si sono affrettati a dare delle sentenze prima che la magistratura potesse fare il proprio lavoro, dimostrino buonsenso e rispetto per le persone che in questo momento stanno soffrendo per questo crimine e si dimettano.
* Resp. Antifascismo Gc Roma October 31 Il 30 e il 31 ottobre Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani lanciano, attraverso 200 gazebi in tutto il territorio del Veneto (piazze principali e luoghi di lavoro), la Campagna “Prima il Lavoro”. Nei gazebo sarà possibile aderire alla Federazione della Sinistra in Veneto. La campagna “PRIMA IL LAVORO” prevede la presentazione di:
Proposte di legge regionali: per continuità produttiva per le piccole e medie imprese e per la riqualificazione tecnologica ed ecologica, contrasto alla delocalizzazione, reddito sociale.
Proposte alla Regione per il Parlamento ed il Governo: blocco dei licenziamenti, ammortizzatori sociali per tutti e per tutte, abolizione della precarietà.
Petizione popolare: raccolta firme contro la crisi per il sostegno a lavoratori e precari.
1.BLOCCO DEI LICENZIAMENTI. Per la durata di 36 mesi le imprese non possono effettuare licenziamenti come conseguenza della sospensione degli articoli 4, 5 e 24 della legge n.23, luglio 1991. Pertanto, potranno essere utilizzati esclusivamente i Contratti di solidarietà e la Cassa integrazione straordinaria.
2.ESTENSIONE E RAFFORZAMENTO DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI. Per arginare la dilagante insicurezza sociale si propone un intervento di estensione e rafforzamento del sistema di ammortizzatori sociali. In caso di sospensione dell’attività lavorative, si applica a tutti i lavoratori, eliminando la durata dell’applicazione degli strumenti di ammortizzazione sociale, considerandoli terminati solo al momento dell’ottenimento di un nuovo contratto di lavoro. Al tempo stesso va adeguata l’erogazione monetaria di tali ammortizzatori. Tale misura va estesa a tutte le aziende anche con meno di 15 dipendenti e a tutti i licenziamenti derivati da contratti precari.
3.LEGGE REGIONALE CONTRO LE DELOCALIZZAZIONI. L’approvazione di una Legge Regionale è necessaria per ostacolare le delocalizzazioni. I contratti tra regione ed imprese, proposti nel pdl regionale, consistono nella definizione di accordi “pubblico/privato”, finalizzati al riconoscere incentivi economici a quelle realtà che, fermo restando il mantenimento dei livelli occupazionali, si impegnino a stabilizzare i rapporti di lavoro ed a non delocalizzare per almeno 25 anni, dal momento dell’erogazione dei contributi, l’azienda stessa, sanzionando la violazione del patto con la restituzione dei finanziamenti ricevuti. Molti sono i casi d’imprese che cessano l’attività produttiva nonostante siano in attivo e nelle condizioni di proseguire senza alcuna difficoltà la produzione. In questi casi, a tutela dell’occupazione, può rappresentare un salvataggio dei redditi lavorativi la possibilità di agevolare, sostenere e attivare forme di autoimprenditorialità collettiva, percorsi atti alla tutela degli insediamenti produttivi tramite la creazione di forme societarie a partecipazione pubblica e con il diretto coinvolgimento e partecipazione dei lavoratori interessati.
4.SUPERAMENTO L. 30 E PRECARIETÀ. L’obiettivo è quello di superare la precarizzazione dei rapporti di lavoro connessa con il forte degrado delle tutele del lavoro che si è verificata negli ultimi 15/20 anni. Si tratta di riunificare il mondo del lavoro superando la fittizia distinzione tra lavoro subordinato e parasubordinato, semplificando e unificando le tipologie contrattuali, stabilendo che la forma tipica del contratto di lavoro è quello a tempo indeterminato e, quindi, introducendo severi limiti all’utilizzo di contratti a tempo determinato, al sistema degli appalti, della cessione del ramo di impresa e della fittizia separazione tra imprese dello stesso gruppo.
5.REDDITO SOCIALE. La Regione Veneto riconosce il reddito sociale a disoccupati, inoccupati, precari quale misura di contrasto alla disuguaglianza sociale. Eroga un contributo monetario mensile che consenta condizioni di vita libera e dignitosa (chiedendo che la legislazione nazionale elimini il tetto sulla Cassa integrazione e lo riporti all’80% del salario).Esenta totalmente i beneficiari dal pagamento del ticket sanitario, promuove convenzioni con i Comuni per garantire la riduzione del 50% dei servizi di trasporto e quelli sociali, educativi e formativi, la riduzione del 30% per fruire di attività culturali e la gratuità dei libri di testo scolastici. Garantisce fideiussioni per mutui sulla prima casa e prestiti sull’onore, stipulando convenzioni con le Fondazioni bancarie e forme di sostegno al pagamento dell’affitto di casa. Si ha decadenza dalle prestazioni per assunzione a tempo indeterminato, attività lavorativa di natura autonoma e rifiuto di una proposta di lavoro del Centro per l’impiego.
6.POLITICHE INDUSTRIALI - DIFESA DELL’OCCUPAZIONE NELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE. La Regionalizzazione del decreto legislativo n. 270/99 è essenziale per impegnare il Governo Regionale, con la nomina dei commissari, in una politica di intervento verso le aziende in crisi, lasciando a livello centrale solo i grandi gruppi, con più sedi e più di 2.000 dipendenti. La Regionalizzazione deve accompagnarsi con: 1. L’eliminazione dei limiti dimensionali per permettere l’intervento pubblico su tutte le aziende in crisi. 2. Una più esplicita possibilità giuridica del sindacato di chiedere l’intervento straordinario, finalizzato alla tutela dell’occupazione. 3.La costituzione di un fondo pubblico di garanzia che sostenga i commissari nella loro opera di ricostruzione aziendale, con finanza e servizi. 4. La costituzione di un albo pubblico dei commissari nel quale la graduatoria derivi dai risultati ottenuti nell’opera di risanamento più che in quella di liquidazione. 5. La costituzione di una società pubblica regionale incaricata di realizzare interventi attivi di reindustrializzazione, riqualificazione e riconversione industriale con la finalità di realizzare politiche industriali finalizzate all’occupazione e alla qualificazione del tessuto produttivo.
October 30
| Carcere, morte Cucchi - Sit-in Palazzo Chigi giovani Pdci e Prc |
| venerdì 30 ottobre 2009 |
"APPELLO A NAPOLITANO: SERVE VERITA' E GIUSTIZIA"
“Presidente Napolitano, le foto diffuse ieri coraggiosamente dalla famiglia di Stefano Cucchi meritano verità e giustizia. Un Paese democratico non può tollerare che un giovane possa morire in carcere per il semplice possesso di una ventina di grammi di droga e in modo così barbaro e selvaggio. Un Paese civile non può permettersi l’ennesimo caso di ‘sospensione’ della democrazia. Chiediamo un Suo autorevole intervento al fine di fare piena luce su una vicenda che ha scosso tutti gli italiani, giovani in primis”. E’ quanto affermano i giovani della Fgci, l’organizzazione giovanile del PdCI, e dei Giovani Comunisti del PRC, che oggi pomeriggio, insieme all'Unione degli Studenti, dalle ore 15 saranno sotto Palazzo Chigi, sede del Governo, per un sit-in spontaneo di protesta, in un appello inviato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
| October 29
Il 30 e il 31 ottobre Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani lanciano, attraverso 200 gazebi in tutto il territorio del Veneto (piazze principali e luoghi di lavoro), la Campagna “Prima il Lavoro”. Nei gazebo sarà possibile aderire alla Federazione della Sinistra in Veneto.
La campagna “PRIMA IL LAVORO” prevede la presentazione di:
Proposte di legge regionali: per continuità produttiva per le piccole e medie imprese e per la riqualificazione tecnologica ed ecologica, contrasto alla delocalizzazione, reddito sociale.
Proposte alla Regione per il Parlamento ed il Governo: blocco dei licenziamenti, ammortizzatori sociali per tutti e per tutte, abolizione della precarietà.
Petizione popolare: raccolta firme contro la crisi per il sostegno a lavoratori e precari. (leggi tutto il programma) October 27 (AGI) - Roma, 27 ott. - Il 27 ottobre e' il giorno che precede il 28 ottobre, e messa cosi' in effetti anche monsieur de La Palice avrebbe un moto di sconforto. Considerando che e' la vigilia di quello ricordato dai libri di storia per la marcia su Roma, tocca a Paolo Ferrero sbottare "quando e' troppo e' troppo" nell'imbattersi, a due passi da Montecitorio, in un manifesto inneggiante a "Mussolini uomo di popolo". Una 'tradizione', quella delle affissioni nostalgiche, ricorrente nelle date simbolo legate al fascismo. La reazione di Ferrero e' visibile sulla web tv del PdCI (www.pdcitv.it): un video lo riprende in via Uffici del Vicario, al termine della conferenza stampa con Di Pietro all'hotel 'Nazionale'. "Accorgendosi che su un muro li' vicino e' affisso un manifesto abusivo e illegale inneggiante al fascismo e a Mussolini - sintetizza il comunicato di accompagnamento - non ci pensa due volte e lo stacca a favor di telecamera". Il tutto ritmato dalla colonna sonora di 'Resistencia', canzone del gruppo spagnolo Ska-P. E' ancora al comunicato che bisogna tornare per la chiusa dell'episodio, non catturata dal microfono della telecamerina. Un carabiniere chiede all'esponente politico "perche' lo ha fatto?", mentre il manifesto finisce appallottolato nel cestino di un noto bar del centro. "Perche' non lo ha fatto lei?", la risposta di Ferrero. -------------------------------------------------------------------------------- Condividi questa pagina [Indietro] Cerca nel sito: October 26
Bersani e la sfida di un nuovo centrosinistra
di Marco Sferini
su Lanterne rosse.it del 26/10/2009
Ci sono almeno tre dati rilevanti nelle primarie del Partito Democratico per l’elezione del suo segretario e della sua assemblea nazionale. Per prima cosa l’affluenza alle urne. Per seconda la vittoria di Bersani. Per terza la percentuale di Marino. Un po’ tutti stanno dicendo che, in effetti, tre milioni di persone che si recano ad un seggio non istituzionale, marcatamente di partito e con un valore quindi relativamente incluso al soggetto proponente la consultazione, sono un evento e che, ogni volta, rappresentano sempre una soglia maggiore rispetto a quella precedente. Se è ancora vero che le elezioni primarie non facevano parte della tradizione politica italiana, ma semmai di quella americana, è pur vero oggi che vengono riconosciute come un momento decisionale, come un luogo dove esprimere una delega simile a quella parlamentare o, se la similitudine calza meglio per via del personalismo espresso, con l’elezione del sindaco del proprio paese, della propria città. Questo non significa che Rifondazione Comunista debba assumere le primarie come metodo di elezione dei propri organismi interni. Anzi. Da tutto questo gran partecipare viene fuori sempre e solo l’esempio dell’antitesi del partito che vogliamo noi: non un partito “leggero”, un partito etereo nella sua struttura molecolare di base (che sopravvive grazie ad una larga fetta di vecchia militanza piciista) e indefinito nella sua linea politica che, di tanto in tanto, si fa viva allo schioccar di dita di qualche personaggio confindustriale, soggetti di cui il PD non è, per il vero, carente. In conseguenza a tutto ciò, viene immediata una domanda, un dubbio, un pensiero ombroso: ma l’elettorato delle primarie in che posizione si trova rispetto alla linea del partito di cui elegge il segretario? Accorciando le virgole e i punti: è un elettorato più “a sinistra” del gruppo dirigente centrista del PD o è un elettorato che, pur votando Bersani (e quindi il candidato che ha una somiglianza con taluni tratti socialdemocratici di vecchia memoria pdiessina), guarda alla Binetti (che pure ha votato per il Pierluigi nazionale) e a concetti da pragmatizzare come la sicurezza, l’occidente, la libera circolazione delle merci, la concorrenza e la flessibilità? L’idea che mi sono fatto, ascoltando alcuni amici (mi perdoneranno se non li chiamo “compagni”, ma è un termine così prezioso ormai che va non “usato”, ma “dosato” per chi veramente merita questo epiteto), è che chi guarda al PD non lo fa solo per un marcato senso antiberlusconiano, che pure è vivo e vegeto e che è notevolmente sottovalutato da noi comunisti, ma lo fa perché è in sintonia col securitarismo di Cofferati, con il liberalismo veltroniano e con l’idea di alternanza al governo del Paese. E’ questa la direttrice più pericolosa che si possa individuare nel Partito Democratico. Pur sempre in uno schema di alternanza, Bersani accantona – almeno nelle parole della sua mozione – il bipartitismo e l’autosufficienza del suo nel panorama politico italiano e apre ad uno schema di dialogo che non va visto come lancio di una stagione di nuovi compromessi, ma come il recupero di un’esperienza gestita male, finita peggio: il centrosinistra. Ed eccomi al secondo punto, la vittoria di Bersani. Dobbiamo dircelo in tutta franchezza: la sua vittoria può rompere degli schemi politici ma difficilmente romperà degli schemi sociali. E senza una rottura di questi ultimi, senza una aderenza nel sociale, nella tribolazione quotidiana di chi deve sbarcare il lunario sempre più magro, toccherà ancora a ciò che si dice resti della sinistra per spingere questo carrozzone mezzo imprenditoriale e mezzo operaio, né carne né pesce (e neppure vegetariano, neppure con una terza via…), a scegliere di stare qualche volta in più dalla parte dei deboli e dei nuovi miserabili invece che appoggiare sempre e comunque Colaninno, Calearo e compagnia cantando. Siccome non è compito del PD provare a far uscire “in basso a sinistra” questo Paese dalla crisi, è evidente che il ruolo di Rifondazione Comunista assume un carattere ancora più decisivo se si è estremamente pragmatici e, con tanta semplicità, si nota che solo attorno al PRC esiste ancora un progetto di sinistra, mentre Sinistra e Libertà si sta squagliando al sole come neve in un mattino di calda primavera. Io capisco la diffidenza, la rabbia e, a volte, l’insorgenza di molte compagne e di molti compagni che vorrebbero sbattere una porta al PD in faccia e ricercare la via solitaria della lotta. Io non capisco, invece, quei compagni e quelle compagne che, cascasse il mondo, farebbero accordi elettorali e politici col Partito Democratico ad ogni spron battuto. Comprendo i primi se al ragionamento di pancia viene in soccorso quello del cervello e, quindi, una analisi della fase attuale che ci consegna un mandato chiaro e netto: esistere per resistere e viceversa e, per questa via, sconfiggere il disegno veltroniano di cancellazione della sinistra, di annichilimento di Rifondazione Comunista. Se la vittoria di Bersani vorrà dire questo lo verificheremo anche troppo presto. Un ultima considerazione su Marino. Raddoppia la sua percentuale e, ai dati che per ora emergono, ottiene quasi il 14% dei voti. Non avrà la segreteria del PD, ma di certo si apre anche in questo caso un capitolo interessante nella storia di questo soggetto politico: la tradizione dualistica di recente eredità tra diessini e margheritini è alla fine? C’è posto per un definito ambito laico tra i democratici? Forse c’è posto anche per qualche illusione di sinistra in un partito di centro liberale quale è oggi il PD. Ma se questa pure esiste, conterà sempre molto, ma molto meno di quello che oggi conta l’apparente sinistra di Marino che, con un paragone un po’ forzato, potremmo definire “radicale”. Nel senso pannelliano del termine… Buon viaggio! October 25
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| Veleni in Calabria: il governo non occulti |
| sabato 24 ottobre 2009 |
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di Paolo Ferrero e Ciro Pesacane
In un recente testo dell'antropologo calabrese Mauro Minervino, significativamente intitolato “La Calabria Brucia”, viene rappresentata con crudezza ed in modo spietato la drammaticità delle tante emergenze che opprimono una regione simbolo del nostro meridione. Nel volgere di poche settimane, dopo un lungo periodo di oblio, la Calabria si risveglia oggi con una sovraesposizione sulla stampa e sui media nazionali ed internazionali per i tanti casi di avvelenamento che la stanno devastando e “bruciando”.
Questi danni, nel frattempo, prodotti dalla società globalizzata e senza limiti ma non solo, stanno progressivamente risvegliando una serie di iniziative di ripresa delle trame dei movimenti sociali che dal basso, con le sole armi del libero esprimersi, della contestazione del potere e dell’opinione dominante, pretendono che sia ristabilita una verità ampiamente e silenziosamente conosciuta sul territorio ma pubblicamente segnalata da pochi. Per questo facciamo nostro l'appello “Riprendiamoci la vita, vogliamo una Calabria pulita!“ che è anche il filo conduttore di un rinnovato attivismo messo in piedi da associazioni e comitati per ribadire la necessità non “di rassicurazioni ma di verità provate e dimostrate”.
Ed è un elenco impressionante quello denunciato fatto di nefandezze e di ferite inferte alla terra, al mare ed alla gente di Calabria: dall'inquinamento dovuto all'interramento di rifiuti radioattivi, alle navi affondate con tutto il loro carico di veleni (quasi certamente scorie tossiche e nucleari); dall'utilizzo di materiale tossico nella costruzione di edifici pubblici e privati, alle fabbriche dei veleni e di morte per centinaia di lavoratori. Amantea, Cetraro, Crotone e Praia a Mare sono i primi nomi di località “bruciate” e indelebilmente segnate che potranno essere riabilitate solo se, di fronte a questi disastri ecologici accertati, il governo nazionale, che finora non si è mosso per come avrebbe dovuto fare con atti straordinari ed urgenti, stanzierà i fondi necessari ed avvierà tutte le azioni utili per avviare le bonifiche.
Ma, su questo, occorre sottolineare un fatto. Il governo sta chiaramente ostacolando la possibilità di fare piena luce sull’affondamento delle navi cariche di veleni nel Tirreno perché dal carico di queste navi emergerebbe una sola verità: che la malavita organizzata ha operato per conto delle grandi industrie del nord e dello stato uno “smaltimento irregolare” di residui di lavorazione e forse di scorie nucleari. Nell’utilizzo del territorio e del mare calabrese come se fosse una discarica si evince quell’intreccio tra borghesia, mafia e stato che caratterizza il blocco dominante di questo paese.
D'altronde, nella dissoluzione delle comunità meridionali, è cresciuta ed è emersa con forza una classe politica non solo indifferente ed insipiente ma protagonista ed artefice della dissoluzione del sud: quella che alcuni hanno giustamente definito la cricca, una forma di casta meridionale, un ceto politico che scientemente, pur di perseguire i suo scopi negletti, ha concorso e concorre, in collusione con industriali, speculatori di ogni risma e con mafiosi (come le indagini della magistratura dicono sia successo sul Tirreno cosentino), alla devastazione dei territori ed alla distruzione ed avvelenamento delle coste e dell'ambiente, uccidendo persino la speranza delle nuove generazioni. Una vera e propria forma di sciacallaggio. Non si può pensare in altro modo a quanti, nella crisi che attanaglia il sud colpito da una forte ripresa del fenomeno migratorio, pur di mantenere il potere e raccattare voti e consensi, hanno utilizzato ed utilizzano di tutto e di più: promesse ed estorsioni per il lavoro, intrallazzi vari, clientele secondo la logica del “ne sistemi uno per ricattarne mille”, e fondi, soldi, tanti soldi pubblici per gli amici e compari “prenditori” e sostenitori.
Contro questi sciacalli, contro il perverso intreccio tra politica e tra economia “legale” e illegale, vogliamo insistere nel rimettere in moto un circuito di partecipazione diretta alla vita sociale e politica delle popolazioni delle regioni meridionali: per questo partecipiamo ed aderiamo convinti alla manifestazione nazionale del 24 ottobre ad Amantea.
| | October 23 Il Tar del Lazio ha ammesso i ricorsi alla Corte Costituzionale di Sinistra e libertà (all’epoca Partito Socialista, Verdi e Sinistra democratica) e di Rifondazione comunista e Partito dei comunisti italiani contro l’assegnazione di un seggio a un europarlamentare della Lega Nord e di un altro dell’Italia dei Valori, a favore di Oliviero Diliberto e Nichi Vendola.
Il Tar ha inoltre ammesso il ricorso di Giuseppe Gargani del Popolo della libertà contro l’assegnazione di seggi sulla base della sottrazione degli stessi ad altre circoscrizioni per nominare un diverso parlamentare dello stesso partito proprio in quelle altre circoscrizioni.
“L’accoglimento – spiega all’Asca l’avvocato Felice Besostri, estensore del ricorso di Sinistra e libertaà e senatore della commissione Affari costituzionali nella XIII legislatura – comporta la perdita di un europarlamentare dell’Italia centrale per la Lega Nord e di un altro dell’Italia dei valori nella circoscrizione V Italia insulare”. Ciò significa che, se anche la Corte costituzionale accoglierà i ricorsi, Diliberto sarà nominato europarlamentare per la circoscrizione III – Italia centrale e Vendola andrà a Strasburgo come rappresentante della circoscrizione V – Italia insulare.
“Il Tar del Lazio – dice ancora Besostri – ha ritenuto di ammettere il ricorso sulla base di un’interpretazione dell’articolo 21 della legge 18/79, come modificata dalla legge 10/09”. La tesi dei ricorrenti si basa sull’assunto che, “malgrado la clausola di sbarramento, c’era nella legge un diritto di tribuna per cui i seggi da attribuire coi resti vanno anche alle liste che non hanno raggiunto il 4%, purché la loro cifra elettorale nazionale (i voti presi, ndr) sia superiore ai resti delle liste che avevano superato questa soglia”. E questo è proprio il caso di Sinistra e libertà e Rifondazione comunista che hanno più voti, in termini di resti, di Lega nord e Italia dei valori.
Se poi la Corte accogliesse pure il ricorso di Gargani – spiega infine l’ex senatore – che investe anche la clausola nel suo complesso, per cui è ammesso alla ripartizione chi ha superato lo sbarramento del 4%, il Pdl perderebbe tre seggi, il Partito democratico tre, la Lega nord due, l’Italia dei valori uno. Di contro, SL ne acquisterebbe due, Rc e Pdci due, Partito liberale due, Movimento per l’autonomia due
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